“Siamo qui per provare a cambiare le cose. Anche a Vercelli…”

Il “Black Lives Matters” in piazza Cavour
Vercelli (13/06/2020 – 23,57) – «Io so che cambierò il mondo». Parole piene di dignità e voglia di cambiamento, quelle pronunciate da Marco Mancuso, 17 anni, organizzatore del flashmob “Black Lives Matter” che si è svolto oggi, sabato 13 giugno, in piazza Cavour, a Vercelli.
La manifestazione, nonostante il maltempo, ha visto una discreta affluenza di persone: oltre alle varie etnie che fanno parte del nostro tessuto cittadino, a prendere parte all’evento sono stati anche moltissimi giovani.
«Percepisco un clima pesante in questa città: se sei anche solo leggermente diverso dal canone estetico comune non puoi non sentirti gli occhi puntati addosso, e questa è una cosa che va assolutamente cambiata. Io credo nella libertà e nell’uguaglianza, e per questi valori non smetterò mai di lottare», continua Mancuso, «Il supporto della CGIL è stato fondamentale per l’organizzazione di questo evento: a loro va un enorme grazie a nome di tutti noi».

Forte anche la presenza di Arcigay, AfricArcigay, ANPI e Comitato Antifascista, che hanno collaborato con gli organizzatori nello svolgimento dell’intera manifestazione.
«E’ commovente vedere un tale ardore nei nostri giovani: accusiamo sempre i ragazzi di non avere ideali, poi quando li hanno gli remiamo contro. Oggi ci stanno dando un grande esempio di civiltà, loro sono il nostro futuro», ci dice un anziano manifestante. L’evento si è aperto con le parole dei ragazzi del liceo Lagangia, che hanno posto l’accento sull’inutilità del cosiddetto “attivismo da tastiera”: «Non serve a nulla postare foto nere su instagram se poi, invece di venire in piazza a manifestare, stai seduto al bar a bere gli spritz, se non prendi le difese dei più deboli nel tuo quotidiano».
Si sono susseguite testimonianze di studenti africani ed attivisti di AfricArcigay, che hanno portato alla luce una realtà drammatica, costruita principalmente sulla discriminazione: «Io studio legge a Milano, e per mantenermi agli studi ho cercato dapprima lavoro nella ristorazione: mi è stato risposto che se i clienti mi vedevano, magari non sarebbero tornati a causa del colore della mia pelle. Ora faccio il magazziniere: carico e organizzo i beni che poi queste persone compreranno. L’importante sembra essere il non vedermi. Un giorno sarò avvocato, e mi batterò per i diritti di tutti coloro che non hanno una voce, a prescindere dal colore della loro pelle», dice Jann Tape, giovane studente di giurisprudenza.

In seguito a queste commoventi testimonianze, si sono rispettati 8 minuti e 40 secondi di assoluto silenzio, come omaggio a George Floyd; questo è infatti il tempo che l’uomo ha impiegato per morire, soffocato dal ginocchio di un agente a Minneapolis, Minnesota, Stati Uniti. Floyd è stato difatti, suo malgrado, innesco di una protesta che vede coinvolto tutto il mondo, divenendo simbolo della lotta antirazzista.
«A tutti quelli che dicono che esistono problemi più gravi, io rispondo che non esiste niente di più grave e odioso della disuguaglianza sociale, sia essa data dall’etnia o dalla condizione economica. A tutti i ‘boomers’ (persone nate nel boom economico – ndr) dico che non stiamo lottando su due fronti avversi: lottare per l’uguaglianza sociale non preclude la lotta per i nostri connazionali. Nel momento in cui ci sarà una manifestazione contro la disoccupazione, l’abbandono statalizzato dei portatori di handicap e delle loro famiglie, della Cerutti, io sarò al loro fianco a manifestare il mio disappunto. Chiedere più diritti civili non significa chiederli per una sola categoria: è una conquista che si ottiene come società, non come classe o gruppo sociale», continua Mancuso. E noi non possiamo che sottoscrivere.
I social sono pieni di commenti avversi a queste manifestazioni giovanili che, a ben vedere, non dovrebbero essere contestabili: in esse vengono, ad esempio, richiesti una maggior cura dell’ambiente, una parità di genere, una uguaglianza sociale. Eppure i media sono pieni di commenti sfavorevoli: dal ben noto benaltrismo “Esistono problemi più gravi”, fino a un imbarazzante “White Lives Matters”, dall’agrodolce sapore di Alt-Right. Ignorare che esistano importanti criticità è, se non naif, grottesco: a tutti coloro che “E allora la Cerutti?”, suggeriamo di non sperare che altri combattano per gli ideali che ritengono importanti, quanto piuttosto intendiamo spronarli senza malizia a organizzare loro stessi una manifestazione in merito: la partecipazione, anche dei ragazzi di BLM è assicurata. (Diana Rigolino – ©VercelliNotizie)



