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Monteforte e suoi 1.500 goal: “Una favola iniziata 31 anni fa…”

Ieri sera ha raggiunto l’obiettivo: “Ma a fine stagione smetto…”

VERCELLI (14/01/2021 – 21,27) – Dove tutto iniziò, nel 1989, si è coronato il sogno. Su quella pista dove, praticamente ragazzino, iniziò a sognare, si è regalato l’obiettivo che si era prefissato. Ieri sera (mercoledì 13 gennaio), Enea Monteforte, 47 anni il prossimo 16 giugno, attaccante dell’Amatori Hockey Vercelli, ha messo a segno i goal numero 1.500 della sua carriera. Un risultato straordinario, frutto di una carriera sempre al massimo ma, soprattutto, di una passione unica per questo sport. Quella passione che gli inculcò suo padre, Leonardo, autentica anima dell’hockey pista novarese, scomparso anni fa, e che lui ha portato avanti, tra gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni, vittorie e sconfitte.

Monteforte in rete con la maglia dell’Amatori Vercelli (Foto Brancalion)

Raggiungere quota 1.500, come scritto in precedenza, era l’obiettivo di questa strana stagione, tra Covid e campionati a singhiozzo. E’ arrivato, quel fatidico goal, in una serata che è parsa scritta da uno sceneggiatore: la pista di “casa”, il derby, la rete del più “vecchio” (lui, Enea) e, poco dopo, la prima rete ufficiale del più giovane, Luigi “Lulù” Tarsia (classe 2006). Insomma, una favola dei giorni moderni.

«L’obiettivo è stato raggiunto e non posso che essere felice» – ci racconta al telefono Monteforte – «Anzi, a dirla tutta, è arrivato anche prima del previsto. A inizio stagione pensavo che ci sarei arrivato ma non così presto. Meglio, perché ora potrò finire la stagione dedicandomi alla squadra, che è molto giovane». Giovani, quelli che, forse, nell’hockey pista mancano. «Hai ragione» – ci dice Enea – «Non c’è stato il ricambio generazionale nel momento migliore per il nostro sport e ora ci dobbiamo accontentare di quello che passa il convento. Sia chiaro, i giovani che giocano sono in gamba e faranno belle carriere ma potevamo avere un maggior tasso se negli anni d’oro si fosse gestito meglio tutto il movimento».

Monteforte esulta con la maglia del Lodi

Monteforte oggi si trova a fare da “chioccia”, nell’Amatori Vercelli, a molti ragazzi che potrebbero essere tranquillamente figli suoi. Ed è lui a raccontare il rapporto con loro: «Vorrei, ma parlo in generale, che ascoltassero maggiormente quelli con più esperienza. Quando iniziai a giocare, ricordo che pendevo dalle labbra dei leader della squadra. Oggi è molto più difficile avere questo rapporto». Leader. Una parola che si adatta a Monteforte e che lui ha adattato a tanti compagni di squadra incontrati nella sua lunga carriera: «Ho sempre seguito chi cercava di insegnarmi qualcosa. Credo sia naturale imparare da chi è migliore di te. Se non lo fai diventi di difficile gestione e, soprattutto, non avrai in leader in squadra, bensì un capo. E non è la stessa cosa…».

Per raccontare la carriera di Monteforte ci vorrebbe un libro intero. Gli inizi a Novara e poi un lungo girovagare per l’Italia, con tappe fondamentali a Lodi, Bassano del Grappa, Follonica, Prato, Giovinazzo, Vercelli. Un palmares invidiabile: 7 scudetti, 8 coppe Italia, 6 coppe di Lega, una Coppa Latina, la palma di migliore squadra al mondo, con Novara, nel 1999/2000. E, ancora, una lunghissima serie di presenze in quasi tutte le squadre nazionali italiane.

Monteforte esulta con la maglia del Novara

Un viaggio iniziato, come sottolinea Monteforte, «a 15 anni, con Novara, in A2. Devo dire grazie, ancora oggi, al tecnico di allora, Erasmo Marcon, che ebbe fiducia in un ragazzino». E quel ragazzino, in quella stagione, mise a segno, a soli 15 anni, 48 reti nel campionato di A2, per poi andare a giocare i Campionati Europei giovanili con la casacca azzurra. Insomma, era nato un campione che, però, ancora oggi si porta dietro, nello zaino della sua carriera, un cruccio. L’unico. Non aver vinto la Champions League. «Ci sono andato vicino, a un passo, nella stagione 1999/2000, quando con il Novara giocammo la Final Four al Pavilhão Rosa Mota di Porto. Purtroppo in semifinale perdemmo (4-1) con il Barcellona, che poi avrebbe vinto la Coppa (in finale i blaugrana vinsero 3-2, dopo i tempi supplementari, sui padroni di casa). Una occasione gettata al vento, perché quella squadra era veramente forte. Basti pensare che nel girone di qualificazione eliminammo Barcelos e Igualada. E’ veramente l’unico neo di tutta la mia carriera».

Una carriera nella quale Monteforte, come dice con orgoglio, «ho avuto la fortuna di giocare con quelli che in quel momento erano i migliori al mondo. Una generazione di campioni, in pista e fuori». Tra i tanti compagni di attacco, Enea stila il suo personale podio: «Ce ne sarebbero talmente tanti da indicare… Dico, sperando nessuno degli altri si offenda, Alessandro Michielon, Franco Amato e Francisco Velàzquez, “Panchito”, con il quale giocai a Follonica. Però, ad esempio, con Osvaldo Raed (che poi sarebbe stato uno dei giocatori di maggior talento a indossare la maglia gialloverde dell’Amatori Vercelli), a Prato, giocammo una stagione straordinaria, arrivando sino alla finale della Coppa Cers».

Monteforte esulta con la maglia del Giovinazzo

Enea ci tiene a ringraziare «tutti coloro che in questi anni mi hanno spronato, aiutato, consigliato. Anche quelli che mi hanno fatto incazzare. Tutto è servito per arrivare a questo obiettivo. Non posso scordare, tra tutti, grandissimi giocatori e tecnici che, davvero, sono stati parte integrante della mia carriera. Cito, ad esempio, Roberto Crudeli, Massimo Mariotti, Gianbattista Massari, Francesco Marchesini. E la mia compagna che mi ha quasi “obbligato” a giocare questa stagione per arrivare a 1.500 reti».

La dedica, come era prevedibile, è, però, per una sola persona. Per un solo uomo. Per Leonardo Monteforte, il babbo di Enea: «Questo traguardo è solo per lui. Mi ha insegnato ad amare l’hockey pista. Mi ha sempre lasciato libero di scegliere, nel bene e nel male, senza mai giudicare. Era un uomo vero, con il quale mi sono scontrato mille volte, ma sempre e solo a fin di bene. Da entrambe le parti. Senza di lui non ce l’avrei mai fatta ed è stato bello, bellissimo, toccare questo obiettivo sulla pista dove, praticamente, mi ha fatto nascere. E’ tutto per lui».

Monteforte esulta con la maglia dell’Engas Vercelli (Foto Tugnolo)

Saranno, quelle che arriveranno nei prossimi mesi, le ultime partite di Monteforte. Ormai non ci sono più dubbi. «La decisione è stata presa: a fine stagione smetto definitivamente. Lo avrei dovuto già fare lo scorso anno ma poi i 1.500 goal erano così vicini che mi hanno convinto a continuare. Ora, però, stop. Cosa farò? Se resterò nell’hockey pista? Mi piacerebbe nel caso ci fosse qualche bel progetto. Allenatore? Assolutamente no. Non ho il carattere per fare il coach, nemmeno a livello giovanile. Ci ho provato in un paio di occasioni, ma quando un ragazzo mi dice che è stanco e vuole andare a casa, allora capisco che non è il mio luogo. Occorre sacrificarsi, amare quello che fai, ascoltare. Nello sport come nella vita. Altrimenti non vai da nessuna parte…».

Lui, tutto questo, lo ha fatto. E ieri sera il cerchio si è chiuso: goal numero 1.500, sulla pista di casa, nel derby. E, ancora, quell’immaginario “passaggio di testimone” con il più giovane andato in rete, in una serata indimenticabile, “Lulù” Tarsia. Stessa età di quando Enea mise a segno la prima rete della sua lunga avventura. Davanti, soprattutto, a suo padre, che dall’alto, ne siamo certi, si sarà affacciato sul Pala Dal Lago e avrà guardato quel suo “ragazzino” che ancora si divertiva con pattini e stecca. Lui era l’invitato speciale alle festa. E con lui, alzando le braccia al cielo, avrà festeggiato. Enea Monteforte, 1.500 reti in carriera, uno che ha sempre sentito la pista far battere il cuore… (a.b.)

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Andrea Borasio

Nato nel 1967 a Vercelli, ha collaborato con il bisettimanale "La Sesia", con il mensile "La Grinta", con il quotidiano "La Provincia" e, prima di essere Responsabile Editoriale di "Vercelli Notizie", con il settimanale "Notizia Oggi Vercelli" in qualità di redattore. E' stato anche addetto stampa di diverse società sportive vercellesi. Autore del libro "Le risaie in discesa - I vercellesi sugli sci".

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