Cronaca

Morti in casa di riposo: 4 imputati chiedono il rito abbreviato

Si torna in aula il 29 aprile

VERCELLI (18.02.2022 – 23.13) – Quattro dei cinque imputati per le morti alla casa di riposo di Piazza Mazzini hanno domandato il giudizio con rito abbreviato. E’ questa la grande novità scaturita oggi, venerdì 18 febbraio, in merito alla drammatica vicenda che ha colpito la struttura nel periodo peggiore della pandemia. Era infatti attesa la decisione del Gup, Cristina Barillari, ma i difensori di quattro dei cinque imputati hanno chiesto per i loro assistiti la giudizio con rito abbreviato. Una decisione che non ci aspettava.


Il rito abbreviato significa chiedere al giudice di decidere la causa sulla base degli atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero. Si tratta, così come lo definisce il nostro codice di procedura penale, di un rito alternativo. Ed in effetti, il giudizio abbreviato è una alternativa al processo vero e proprio che si svolge in aula con l’esame dei testimoni, dei consulenti, dei periti. Non a caso, il Giudice non dovrà sentire nessuno: l’unica persona che potrà essere ascolta dal Giudice è l’imputato, sempre che voglia sottoporsi ad esame o rendere spontanee dichiarazioni. In questo caso il Pubblico Ministero consegnerà materialmente il suo fascicolo al Giudice che, sulla base di quel materiale, deciderà sulla colpevolezza o sull’innocenza.

Il grande vantaggio della richiesta di rito abbreviato è quello che risiede nello sconto di pena che si ottiene in caso di condanna. Il giudizio abbreviato è, di fatto, un rito premiale ed è premiale perché, siccome tu fai risparmiare del tempo alla giustizia, è previsto, per così dire, un “premio”, cioè uno sconto di un terzo sulla condanna complessiva che il giudice vorrà applicarti. Altro vantaggio, tutt’altro che scontato, del rito abbreviato, è che, siccome non è prevista la fase del dibattimento, il procedimento verrà risolto in una sola udienza, nella maggior parte dei casi (a meno che non si tratta di processi con tantissimi imputati e per particolari categorie di reati, come l’associazione per delinquere di stampo mafioso, o associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti). Quindi, una sola udienza e sarà tutto finito.


Si tornerà in aula, a Vercelli, il 29 aprile. E’ stata stralciata la posizione del medico del 118 di Novara, Emanuela Ascuto, per “incompatibilità territoriale”, come richiesto dal suo difensore. Restano, quindi, imputati il direttore amministrativo della casa di riposo, Alberto Cottini; la coordinatrice delle OSS, Silvia Cerutti; l’allora direttrice sanitaria, Sara Bouvet; l’ex direttore generale dell’ASL, Chiara Serpieri. Nell’udienza di oggi il Gup ha anche escluso dal dibattimento una delle parti civili, la Onlus Fondazione Promozione Sociale, in quanto “presenza non giustificata nella vicenda”.

Di particolare importanza il quesito posto dall’avvocato Massimo Mussato, difensore della coordinatrice delle OSS, sull’allargamento del cosiddetto “scudo penale”, creato appositamente in merito alla pandemia da Covid-19.  


Gli imputati devono rispondere di reati che vanno dall’omicidio colposo all’omissione di atti d’ufficio. Non avrebbero, questo l’impianto accusatorio dopo gli esposti di numerosi famigliari e gli interrogatori del personale, tutelato a dovere gli ospiti nel periodo peggiore della pandemia. Furono 48 le vittime tra marzo e aprile 2020 alla casa di riposo di Piazza Mazzini. Uno dei numeri più alti di tutta Italia in merito ai decessi in RSA.


Andrea Borasio

Nato nel 1967 a Vercelli, ha collaborato con il bisettimanale "La Sesia", con il mensile "La Grinta", con il quotidiano "La Provincia" e, prima di essere Responsabile Editoriale di "Vercelli Notizie", con il settimanale "Notizia Oggi Vercelli" in qualità di redattore. E' stato anche addetto stampa di diverse società sportive vercellesi. Autore del libro "Le risaie in discesa - I vercellesi sugli sci".

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