Cronaca

Morti casa riposo, domani si torna in aula: “Guai scordarsi di 49 decessi”

Grande attesa per quella che potrebbe essere la giornata della sentenza per almeno 4 imputati

VERCELLI (28.04.2022 – 14.11) – Domani, venerdì 29 aprile, presso il Tribunale di Vercelli si torna in aula per la vicenda delle morti alla casa di riposo di piazza Mazzini. Un fatto di cronaca che ha fatto il giro di tutta Italia e sul quale molti si attendono la verità. Quattro dei cinque imputati lo scorso 18 febbraio hanno chiesto il giudizio con rito abbreviato. Ciò significa che domani ci potrebbe essere, per loro, la sentenza di primo grado.

Sul banco degli imputati per le morti di 49 ospiti della Rsa ci sono il direttore amministrativo della casa di riposo, Alberto Cottini; la coordinatrice delle OSS, Silvia Cerutti (per la quale il suo legale, Massimo Mussato, ha chiesto l’allargamento del cosiddetto “scudo penale”, creato appositamente in merito alla pandemia da Covid-19); l’allora direttrice sanitaria, Sara Bouvet; l’ex direttore generale dell’ASL, Chiara Serpieri. Nell’udienza di febbraio il Gup, Cristina Barillari, aveva escluso dal dibattimento una delle parti civili, la Onlus Fondazione Promozione Sociale, in quanto “presenza non giustificata nella vicenda”. Fu anche stralciata la posizione del medico del 118 di Novara, Emanuela Ascuto, per “incompatibilità territoriale”, come richiesto dal suo legale.

Gli imputati devono rispondere di reati che vanno dall’omicidio colposo all’omissione di atti d’ufficio. Non avrebbero, questo l’impianto accusatorio dopo gli esposti di numerosi famigliari e gli interrogatori del personale, tutelato a dovere gli ospiti nel periodo peggiore della pandemia. Furono 48 le vittime tra marzo e aprile 2020 alla casa di riposo di Piazza Mazzini. Uno dei numeri più alti di tutta Italia in merito ai decessi in RSA.

In merito al processo oggi, giovedì 28 aprile, è intervenuta Fondazione Promozione Sociale di Torino, esclusa, come scritto in precedenza, dal dibattimento delle parti civili a febbraio. L’associazione domani sarà comunque a Vercelli per manifestare dinanzi al Tribunale la propria determinazione nel conoscere quanto accaduto in piazza Mazzini, per avere verità sulle varie responsabilità e perché, come si legge in un comunicato ufficiale, “il processo di Vercelli deve essere l’occasione per la riorganizzazione radicale delle cure sanitarie e socio-sanitarie delle Rsa perché sia chiarito, una volta per tutte, che la direzione generale dell’Asl è sempre responsabile della tutela del diritto alla salute degli anziani malati cronici non autosufficienti, degenti nelle Rsa”. Ecco il testo integrale del volantino che domattina verrà distribuito, prima dell’inizio del processo, dinanzi al Tribunale di Vercelli.

“Processo di Vercelli. Non dimentichiamo i 49 morti nella Rsa di piazza Mazzini. Anziani malati, con demenza o alzheimer, e non autosufficienti. Sono stati lasciati senza cure? Il 23 febbraio 2020 nella comunicazione della regione Piemonte alle direzioni generali, sanitarie e amministrative delle Asl regionali, si ribadiva che le strutture residenziali «hanno come primo livello di afferenza informativa le aziende sanitarie locali competenti per territorio». Sulla base della circolare della regione Piemonte possiamo affermare che la dirigenza dell’Asl di Vercelli: • ha tutelato il diritto alla vita dei degenti? • ha garantito subito alla Rsa la sostituzione del personale? • aveva vigilato in precedenza per accertare se la rsa erogava tutte le prestazioni necessarie? I cittadini devono sapere se: c’é stata buona amministrazione pubblica o ci sono responsabilità dei dirigenti dell’Asl e della Rsa?”

“Alcune precisazioni: • La Rsa di piazza Mazzini non è una struttura privata. É accreditata con il Servizio sanitario pubblico. • Cosa vuol dire? Che la Rsa di piazza Mazzini è una struttura residenziale sociosanitaria, nella fattispecie una ex Ipab (Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza), che ha stipulato una convenzione con l’Asl e dunque fornisce prestazioni sanitarie e socio-sanitarie in nome e per conto del Servizio sanitario nazionale (legge 833/1978, d.lgs 502/1992 e DPR 11 gennaio 2017). • Siamo sicuri che gli standard del personale fossero rispettati? • Erano stati fatti i controlli e le verifiche dell’Asl di Vercelli prima della pandemia da Covid-19? Se sì, erano e sono adeguati alle esigenze sanitarie e socio-sanitarie dei malati non autosufficienti, specie quelli con demenza o con Alzheimer? Se non c’è personale a sufficienza, si fa presto a sostituirlo con la contenzione meccanica o farmacologica dei pazienti, che può rientrare nei maltrattamenti. • Erano e sono praticate le terapie di contrasto al dolore e le cure palliative previste dalla legge 38/2010? • I medici di medicina generale sono presenti nella Rsa, secondo la convenzione stipulata ai sensi delle Dgr 44/2009 e 45/2012? • Sono garantiti i collegamenti tra la Rsa e i medici specialisti dell’Asl di Vercelli? • Esisteva ed esiste un collegamento preferenziale con l’Ospedale per i casi di urgenza della Rsa?”

“Il processo di Vercelli deve essere l’occasione per la riorganizzazione radicale delle cure sanitarie e socio-sanitarie delle Rsa perché sia chiarito, una volta per tutte, che la direzione generale dell’Asl è sempre responsabile della tutela del diritto alla salute degli anziani malati cronici non autosufficienti, degenti nelle Rsa!”


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Andrea Borasio

Nato nel 1967 a Vercelli, ha collaborato con il bisettimanale "La Sesia", con il mensile "La Grinta", con il quotidiano "La Provincia" e, prima di essere Responsabile Editoriale di "Vercelli Notizie", con il settimanale "Notizia Oggi Vercelli" in qualità di redattore. E' stato anche addetto stampa di diverse società sportive vercellesi. Autore del libro "Le risaie in discesa - I vercellesi sugli sci".

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