Trino

“A Pane e al CdA interessa davvero il rilancio dell’ex Ipab?”

La lettera e le segnalazioni di Bruno Ferrarotti

TRINO (VC) (07.12.2022 – 21.38) – Riceviamo e pubblichiamo

Il sindaco di Trino Daniele Pane, «dominus» e bàlia del silente consiglio di amministrazione (CdA) dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (APSP) «Sant’Antonio Abate» di Trino (l’«Ospedale»), dovrebbe finalmente dire parole chiare sulla deludente gestione odierna e sulla nebulosa prospettiva futura della struttura assistenziale trinese: sia per quanto riguarda gli ospiti non autosufficienti (RSA) sia per quanto riguarda quelli autosufficienti (Casa di Riposo). Se poi su tali questioni, ovvero su «come si amministra una APSP», il nostro primo cittadino (anche nella sua qualità di Presidente del Servizio Socio-Assistenziale-Distretto di Casale M.to-ASL/Al) avesse il coraggio politico-amministrativo di accettare un confronto pubblico con chi non la pensa come lui, eviterebbe quel «sentir dire male dell’ospedale di Trino» che tanto lo indispone, e soprattutto favorirebbe l’apertura degli occhi su una grave realtà quotidiana ai suoi cortigiani, anche quelli da tastiera.

Una precisazione di merito per il sindaco: si sta parlando solo di APSP e non di «Casa della Comunità» (poliambulatorio ASL/Al): di quale «Casa della Comunità» verrà realizzata a Trino («hub» o «spoke», D.M. 77/2022), avremo sicuramente modo di riparlare (locali, affitti, specializzazioni, ecc…).

Tornando alla nostra APSP, qual è la sua effettiva situazione? Ecco un’analisi critica: “Oggi la struttura non ce la fa più a reggersi da sola, bisognerebbe ragionare in fretta sulla decisione da prendere, decidendo anche di non decidere, ma si manterrebbe lo stato attuale. Il CdA dovrà decidere se restare con la gestione diretta attuale o aprire a un partenariato pubblico-privato e in quale modo mantenere il controllo della struttura. La Fp CGIL ha letto la proposta di partenariato pubblico-privato? O per suo colore politico di sindacato vuole che tutto rimanga solo pubblico? Valuti bene. Ne va della sopravvivenza della casa di riposo”. Sapete chi ha detto queste parole? Il sindaco Pane nel gennaio 2022. Da allora la situazione si è aggravata. La chiusura di un nucleo (il blu) della RSA (giustificata, al netto della contingenza Covid, come trasformazione in sito di accoglienza mai realizzato per i profughi ucraini) è stato un ulteriore colpo di grazia alla già precaria gestione aziendale.

Il sindaco sa quindi bene che lo stato del nostro «Ospedale» è preoccupante, e continua a parlarne in continuazione (sui giornali), ma di risultati, ad oggi, circa gli “spunti” dati dallo stesso sindaco al CdA dell’APSP “per proporre azioni di qualità”, “offrire servizi importanti ed eccellenti”, “essere convincente e attrattiva”, “aumentare il numero degli ospiti”, “avere i convenzionamenti ASL”, zero su tutta la linea.

Diverse famiglie di Trino (circa una decina) hanno deliberatamente scelto di non ricoverare i loro congiunti presso la nostra APSP.

Nulla è stato fatto sul piano politico-istituzionale a favore dei ricoverati nelle RSA per indurre la Regione a modificare le norme giuridiche sui «convenzionamenti» e sulle «Unità di valutazione geriatrica» (altra cosa è l’iniziativa regionale, detta «Scelta sociale», prevista per “l’inizio del 2023”, con la quale si dovrebbero erogare 600 euro al mese agli ospiti delle RSA, peraltro sempre condizionati dalla presentazione dell’Isee socio-sanitario e dalla “priorità per punteggio sociale” secondo le valutazioni dell’ASL).

Sono stati «persi», come già detto, 20 posti letto (su 80) di RSA e 8 posti letto (su 20) della Casa di Riposo, con che effetti sul bilancio economico dell’ente facili da comprendere; e non si ha una mezza idea del come recuperare questi posti.

Non esiste un progetto realistico di fabbisogno complessivo di personale necessario all’attivazione diretta e interna (in alternativa alle continue esternalizzazioni o all’ipotetico «partenariato» tanto caro al sindaco) di tutti i servizi dell’APSP: amministrativo, assistenza di base (medica, infermieristica, tutelare), ristorazione, fisioterapico, animazione socioeducativa, manutenzione, pulizia, lavaggio biancheria piana e personale. A questo proposito c’è da chiedersi se sul piano organizzativo, all’interno della RSA, vengano rispettati i requisiti gestionali e i livelli assistenziali indicati dalla DGR 45/2012 della Regione Piemonte; in altre parole se, in ordine alle figure professionali necessarie all’assistenza infermieristica, all’assistenza tutelare della persona, all’attività di riabilitazione, mantenimento psico-fisico e sostegno psicologico, all’attività di animazione, siano garantiti gli standard di personale in rapporto ai minuti di assistenza per singolo ospite (Tab.1, DGR 45/2012). Se ci si dovesse basare su due recenti atti deliberativi del CdA dell’APSP (nn. 24/25-25.10.2022) in cui, a fronte delle dimissioni della terapista occupazionale e della riduzione del numero di ore assegnate al servizio fisioterapico, si incarica una osteopata per 10 ore settimanali, i dubbi formali e sostanziali sul rispetto della DGR 45/2012 si farebbero più che fondati.

Il sindaco Pane e il «suo» CdA si pongono mai il problema della «valutazione della qualità assistenziale» e quello del «requisito di efficienza operativa» relativamente ai servizi complessivi erogati dalla nostra APSP e in particolare dai nuclei RSA?

Hanno in mente un modello organizzativo-assistenziale che tenti di evitare certi sistemi di «accudimento» passivo degli ospiti, purtroppo presenti nella nostra struttura?

Hanno mai pensato, per esempio, come l’intervento fisioterapico e l’attività di animazione possano produrre, se effettivamente attivati e integrati, circoli virtuosi all’interno dei quali il sostegno e il recupero fisico e psicosociale si rinforzano reciprocamente? Ma a Trino quante ore giornaliere lavora il/la fisioterapista in ordine al numero dei ricoverati? Poi però occorrerebbe avere, oltre al terapista occupazionale, un animatore professionale o un educatore professionale che, attualmente, non ci sono. Hanno però assunto un’osteopata, figura che non mi pare prevista dalla DGR 45/2012 (e peraltro assunta per sostituire la terapista occupazionale poi reintegrata!?), sulla quale è lecito nutrire dubbi scientifici per l’efficacia del «trattamento manipolativo osteopatico» sugli anziani ma soprattutto sui «grandi vecchi» (consiglio, comunque, la lettura del lavoro di Karen T. Snider et al. in JAOA-Vol. 112, n.8, agosto 2012).

Che cosa si sta facendo sulle patologie che attengono alla demenza e ai disturbi comportamentali (presenti nella nostra struttura) che richiedono ambienti, atteggiamenti e interventi specifici rispetto alle necessità degli altri ospiti?

Cosa vogliono fare, il sindaco Pane e il CdA, in merito al recupero e alla ristrutturazione immobiliare, sugli ex «locali delle suore», sugli ex «locali della lavanderia e stireria», sullo stabile prospiciente vicolo Bonza e sui «locali dell’ex farmacia». Si pensa ad una nuova dislocazione e organizzazione ambientale per i 20 posti letto della Casa di Riposo per anziani autosufficienti, riprogettando gli spazi attuali per richiedere alla Regione/ASL l’attivazione di un «nucleo Alzheimer» per 10 posti letto?

Perché non si torna ad attivare un indicatore di «risultato-benessere» come quello del questionario anonimo, da compilare da parte degli ospiti e dei loro famigliari affinché si possa certificare il grado di «soddisfazione» su tutti i servizi erogati dalla nostra APSP?

Lascio per un altro momento la valutazione su ciò che si potrebbe e dovrebbe fare circa la valorizzazione del patrimonio storico-artistico (opere di pittura e scultura) dell’APSP, avventatamente dichiarato «patrimonio disponibile».

In conclusione: c’è veramente da chiedersi se il sindaco Pane, il CdA dell’ente e la Regione Piemonte credano alla sopravvivenza, ma soprattutto al rilancio dell’APSP «Sant’Antonio Abate» di Trino: dopo tre anni dalla sua istituzione direi proprio di no.

Forse i cittadini, l’opposizione-minoranza del consiglio comunale e la sinistra politica cittadina dovrebbero svegliarsi.

Diversamente, si godano i «Voilà Cavour»: buone Feste a tutti.

Bruno Ferrarotti – Trino 7 dicembre 2022


Andrea Borasio

Nato nel 1967 a Vercelli, ha collaborato con il bisettimanale "La Sesia", con il mensile "La Grinta", con il quotidiano "La Provincia" e, prima di essere Responsabile Editoriale di "Vercelli Notizie", con il settimanale "Notizia Oggi Vercelli" in qualità di redattore. E' stato anche addetto stampa di diverse società sportive vercellesi. Autore del libro "Le risaie in discesa - I vercellesi sugli sci".

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