Amatori-Lodi, torna la storia dell’hockey senza tifosi vercellesi

Torna una sfida “mitica”.
VERCELLI – (a.b.) Una partita che profuma di storia. Una sfida che ritorna dopo quasi 13 anni e che non può non far riemergere ricordi. Stiamo parlando di Lodi – Amatori Vercelli, match che si disputerà questa sera (sabato 27 ottobre) al Pala Castellotti, quarta giornata del campionato di A1. Lodi e Vercelli sono state, negli anni ’80, due tra le grandi protagoniste dell’hockey pista italiano. Sfide indimenticabili, in pista e fuori, sugli spalti, con tifoserie appassionate e spettacolari. Era dal 25 febbraio 2006 che non si incontravano nella massima serie, giallorossi e gialloverdi. In quell’occasione vinse l’Amatori (2-1), grazie a una doppietta di Ariel Brescia. Il goal lodigiano fu messo a segno da Giaroni. I tempi d’oro, per entrambe, erano già alle spalle. Quel Lodi sarebbe retrocesso in A2 (ma fu poi ripescato), mentre l’Amatori, per problemi finanziari, qualche mese dopo, nonostante un onorevole ottavo posto finale, ricominciò dalla serie B. Non fu certamente quella la sfida che resta nella memoria dei tifosi. Ben altre sono state le “battaglie” che fecero trepidare due città, innamorate follemente di stecca e pattini. Partendo, e non potrebbe essere altrimenti, dalla sfida scudetto del 1983.
1982/83: il duello scudetto.
Lodi e Amatori si ritrovarono in finale playoff (fu anche la prima volta che questa formula venne adottata in Italia) dopo aver dominato il campionato (all’andata, a Lodi, vittoria dei lombardi per 4-1; nella gara di ritorno, al Pala Pregnolato, affermazione, con identico risultato, dei gialloverdi). Due compagini nettamente al di sopra di tutte le altre avversarie. Da una parte, quella lodigiana, giocatori come Ricci, Colamaria, Coria, Rizzitelli, Fantozzi. Dall’altra, quella gialloverde, autentici fenomeni come Girardelli, Borrini, Cesana, Fontana e, soprattutto, Daniel Martinazzo. La gara “uno” della finale scudetto (maggio 1983) fu dominata dall’Amatori, che si impose 7-3, grazie alle segnature di Martinazzo (4), Cesana (2) e Girardelli, alle quali, per il Lodi, risposero Coria (2) e Fantozzi. La sfida numero due si risolse, invece, a favore del Lodi (6-5). Si dovette, dunque, andare alla “bella”, che il regolamento stabiliva a Vercelli, in quanto l’Amatori meglio classificato rispetto al Lodi al termine della stagione regolare. Un match ch è entrato di diritto nella storia dello sport vercellese e dell’hockey italiano: vantaggio gialloverde con Cesana; pareggio del Lodi con Rizzitelli; sorpasso, sempre con Rizzitelli, dei lombardi e rete del definitivo pareggio messo a segno da Martinazzo a soli 53” dalla sirena finale, quando lo scudetto era già sulla strada di Lodi. Si andò allo spareggio, sulla pista di Viareggio, e non ci fu partita: l’Amatori conquistò il suo primo titolo tricolore, “asfaltando” il Lodi (6-1).
1986/87: la rivincita del Lodi.
Altro match che resta indelebile nella memoria dei tifosi, soprattutto in quelli lodigiani, fu quello del 21 febbraio 1987. Il Lodi inflisse, in quella occasione, una delle sconfitte più cocenti nella storia dell’hockey vercellese. Finì 16-5, nonostante in quell’Amatori giocassero fuoriclasse del calibro di Marzella, Crudeli, Barsi, Coppola che solo la stagione precedente conquistarono il terzo (e ultimo scudetto) della storia gialloverde. Mattatori di quella serata furono i “gemelli del goal” del Lodi, Belli e Rocha, rispettivamente a segno per 6 e 7 volte.
Miti che hanno indossato entrambe le maglie.
Insomma, sfide leggendarie, figlie di passione sconfinata, di dirigenze illuminate e facoltose, di tifoserie impareggiabili. Una pagina ingiallita ma sempre recente di hockey pista. Due maglie che sono state indossate da giocatori che sono entrati nel gotha di questo sport: Pino Marzella (che è stato pure allenatore di entrambe), Roberto Crudeli, Tommaso Colamaria, Checco Fontana, Alessandro Cupisti, Gonella, Alessandro e Mirko Bertolucci, Polverini, Brescia. Gli ultimi giocatori, in ordine di tempo, a vestire entrambe le maglie sono stati Marco Motaran e Matteo Brusa. Il primo ha giocato per sette stagioni con il Lodi, vincendo una Coppa Italia (con Marzella allenatore) e nella scorsa stagione è stato uno dei grandi protagonisti della promozione in A1 dei gialloverdi. Brusa, invece, con la casacca giallorossa ha disputato due campionati, nella massima serie, e oggi cerca di dare esperienza all’Amatori. Una storia, dunque, che questa sera torna. Prepotente nei ricordi e fiduciosa per il futuro. Lodi è oggi un esempio da seguire; Vercelli deve crescere, e pure molto, sotto tutti i punti di vista. Però è bello ed emozionante riassaporare il gusto di qualcosa che è stato (quasi) mitico.

Amatori – Trissino (20/10/18): il desolante spettacolo del rettilineo poco prima dell’inizio della partita
La “fuga” del pubblico vercellese.
Nota stonata della serata sarà l’assenza di tifosi vercellesi. Gli ultras avevano organizzato un pullman per seguire la squadra a Lodi ma è stato annullato causa mancanza del numero minimo di partecipanti. Quello del pubblico, inutile negarlo, rischia di diventare una negatività all’interno della stagione dell’Amatori. Sabato scorso, contro il Trissino, il Pala Pregnolato era uno spettacolo desolante. Mezzo vuoto, nessun coro, la curva praticamente assente. Insomma, uno scenario irreale dopo una stagione, quella passata, vissuta con entusiasmo e con una partecipazione di pubblico come ai tempi d’oro. In pochi mesi si è perso l’entusiasmo che era tornato a galla, dopo stagioni vissute all’ombra del grande hockey. Le polemiche dei mesi estivi hanno lasciato il segno e oggi l’Amatori deve fare i conti con l’atteggiamento peggiore che si possa vivere nello sport (e nella vita), l’indifferenza. I tifosi contestano la società, la quale attacca l’amministrazione comunale. In mezzo, c’è di tutto e di più. Il rischio è quello di perdere, strada facendo, anche quel pizzico di amore che ancora esiste nei tifosi. Tutti, proprio tutti, dovrebbero meditare. Senza attendere troppo…
Andrea Borasio
27/10/2018 – 14,39






