Cronaca Sport

Vittorio Mero: da 17 anni nel cuore di Vercelli

Il 23 gennaio 2002 moriva lo “Sceriffo”

VERCELLI – Sono trascorsi 17 anni da quel maledetto 23 gennaio 2002. Diciassette lunghi anni durante i quali il ricordo dello “Sceriffo” non è mai svanito, mai si è affievolito. Quel giorno Vittorio Mero moriva in un incidente stradale, lungo l’autostrada A4 all’altezza di Cazzago San Martino, tra i caselli di Ospitaletto e Rovato in direzione Venezia. Erano le 13,55. Poche ore dopo il suo Brescia avrebbe dovuto affrontare, nella semifinale di Coppa Italia, il Parma. Vittorio era squalificato. Niente partita, solo allenamento. Stava tornando dalla sua famiglia, a Nave, un piccolo centro a pochi chilometri da Brescia dove viveva. Non arrivò mai a casa. Suo figlio, allora, aveva solamente 18 mesi. Il sorpasso azzardato di un Tir e tutto svanisce.

Quella maledetta notizia in campo

La notizia della morte di Mero fu data ai compagni di squadra pochi minuti prima dell’inizio di Parma-Brescia. Roberto Baggio, ai tempi capitano della squadra lombarda, quando venne avvisato della tragedia gettò via i guanti e corse negli spogliatoi. Con lui tutti i compagni di squadra. Quella partita non iniziò nemmeno. Venne poi recuperata, settimane dopo. Aveva 27 anni Vittorio Mero. Era uno di quei giocatori che qualunque allenatore vorrebbe nella propria squadra, perché alle doti tecniche abbinava la grinta, lo spirito del combattente, sapeva fare spogliatoio. Non era un giocatore qualsiasi, nemmeno un fenomeno. Era Vittorio. Punto. Basta. Ecco perché i compagni di squadra, nessuno escluso, lo adoravano. Perché lui era normale ma al tempo stesso straordinario. Nella sua genuinità, nel suo saper sdrammatizzare, nel suo saper e voler vivere ogni istante di una carriera.

Lo “sceriffo”

Nedo Sonetti, suo allenatore qualche anno prima, ad affibbiargli quel soprannome. Che a lui piaceva, perché univa la grinta in campo e l’umiltà fuori. Vercelli non ha mai dimenticato Mero. Sono stati soprattutto i suoi amici, quelli “veri” a tenere vivo il suo ricordo, con eventi e manifestazioni sportive dedicate in particolar modo ai giovani. A Brescia hanno ritirato la sua maglia, la numero 13. A Ravenna gli hanno intitolato la curva dei tifosi locali. Fino a qualche anno fa nella città lombarda veniva anche organizzato un grandissimo torneo in sua memoria al quale partecipavano tutte le scuole superiori. Insomma, Vittorio Mero ha davvero lasciato un segno nel mondo del calcio. Disse di lui Carlo Mazzone, suo allenatore a Brescia proprio nella stagione della tragedia: «Era uomo vero. Questo basta e avanza…». E’ vero. Basta e avanza. Eccome se avanza…

La mamma di Vittorio Mero alla Festa dello Sport 2017
La carriera

Vittorio Mero era nato a Vercelli il 21 maggio 1974. Iniziò la carriera calcistica nella Pro Belvedere, per poi passare al Casale dove esordì, nel corso della stagione 1991/92, tra i professionisti, in serie C2. Aveva solo 17 anni. Ci volle poco a capire che era un predestinato. Prima il trasferimento al Crevalcore, via Parma, dove vinse il campionato di C2; poi l’avventura, durata tre anni, a Ravenna, farcita da una storica promozione in serie B. Brescia fu, probabilmente, la vetta della sua carriera: con la maglia delle Rondinelle giocò quattro campionati, dal 1998 al 2002, con una breve parentesi a Terni, conquistando una promozione in serie A nel 199/2000. Fu capitano del Brescia nella finale Interoto, giocata al Parco dei Principi di Parigi contro il Psg. In serie A ha collezionato 10 presenze, in B sono stati 120 i gettoni. Dati ai quali occorre aggiungere 10 presenze in Coppa Italia. In carriera ha messo a segno 6 goal.

Andrea Borasio

Nato nel 1967 a Vercelli, ha collaborato con il bisettimanale "La Sesia", con il mensile "La Grinta", con il quotidiano "La Provincia" e, prima di essere Responsabile Editoriale di "Vercelli Notizie", con il settimanale "Notizia Oggi Vercelli" in qualità di redattore. E' stato anche addetto stampa di diverse società sportive vercellesi. Autore del libro "Le risaie in discesa - I vercellesi sugli sci".

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