Casa di riposo Vercelli: cronistoria di una tragedia (3ª puntata)

Le risposte del Comune al Sindacato Ispettivo
Vercelli (03/09/2020 – 21,43) – Sul dramma che si è consumato, tra marzo e maggio, alla Casa di Riposo di piazza Mazzini, a Vercelli, si è scritto già moltissimo. Tutti gli organi di informazione, locali e nazionali, hanno trattato il tema. In linea di massima, tutti con lo stesso denominatore comune. In questa terza puntata del nostro reportage, alla luce delle risposte del Sindaco al Sindacato Ispettivo richiesto da parte della minoranza, e di altri documenti estrapolati dai vari albi pretori, vorremmo fare una ricostruzione (quasi) completa della vicenda. Perché, vi domanderete? Perché ci sono troppe domande senza risposta. Perché ci sono risposte che cozzano con date e tempi. Nei prossimi giorni, pubblicheremo le successive puntate, con tanto di documenti e di interviste. (a.b.)
LE RISPOSTE (POCO ESAUSTIVE) AL SINDACATO ISPETTIVO
E ora veniamo alle risposte al sindacato ispettivo. Risposte che lasciano molti dubbi e non chiariscono alcuni aspetti.
- Partiamo dal punto 1, nel quale il Comune dichiara, dietro comunicazione della casa di riposo, che «i famigliari sono stati sempre, nel limite del possibile, compiutamente informati di quanto occorso ai loro cari. I contatti tra gli ospiti e i loro famigliari sono resi possibili tramite l’uso di un tablet». Allora perché è stato inoltrata una richiesta, sulla mancanza di comunicazione tra famigliari e ospiti, da parte dei parenti al Prefetto? E perché le operatrici, che erano direttamente sul “campo”, scrissero che «ci risulta, inoltre, che in parecchi casi i parenti degli ospiti abbiano avuto difficoltà a reperire telefonicamente informazioni sui loro famigliari ospitati in struttura»? E, ancora, sapete quando i tablet sono stati messi a disposizione della struttura? Il 27 marzo. E prima di quella data?
- Punto 5) Il Comune dichiara, «a dire della Direzione della Casa di Riposo», che il primo caso positivo confermato risale al 14 marzo. Fin qui tutto confermato. Quello che, invece, è grave è il restante della risposta: «Non risulta siano stati informati in merito i famigliari degli altri ospiti». Insomma, c’era un ospite positivo al Covid, era il 14 marzo, ma nessuno ha avvertito le famiglie degli altri ricoverati? Perché sottacere una notizia di fondamentale importanza?
- Punto 11) La Direzione dell’ASP (Azienda di Servizi alla Persona) comunica al Comune che la «disinfezione/pulizia degli indumenti da lavoro viene eseguita da lavanderia industriale esterna a partire dal mese di aprile». Dal «mese di aprile», viene riportato. Ciò significherebbe che da inizio emergenza Covid, e anche prima, gli operatori hanno continuato, causa negligenza della struttura, a portare nelle proprie abitazioni gli indumenti da lavoro, probabilmente contaminati dai casi di positività degli ospiti. Il tutto con il rischio, concreto, visto che vi sono stati numerosi casi, di contagiare il nucleo famigliare.
- Punto 12) In questa occasione è il tema della sanificazione a tenere banco nella risposta del Comune ai richiedenti il Sindacato Ispettivo. Scrive infatti il Sindaco: «come comunicato dalla Direzione della Casa di Riposo, la prima sanificazione dell’intera struttura è stata eseguita nei giorni 26/27/28 marzo». Dunque, l’intervento (indispensabile) di sanificazione dei locali della Casa di Riposo di piazza Mazzini, avviene 12 giorni dopo aver avuto comunicazione del primo caso di ospite positivo; 7 giorni dopo la notte del 19 marzo, quando, stando alle dichiarazioni dei dirigenti della struttura, Dea e Rianimazione dell’ospedale di Vercelli non avrebbero accettato 5 pazienti gravi, poi deceduti nei giorni successivi; 4 giorni dopo la dichiarazione del Sindaco di Vercelli che ammetteva «4 decessi». La determina della Casa di Riposo, riguardante l’affidamento del servizio di sanificazione e disinfezione dei locali della struttura, è datato, appunto, 26 marzo 2020. Viene affidato alla Cooperativa Poliedro di Caresanablot, per una spesa di 10.980 euro (9mila più oneri di legge). Una determina, quella del 26 marzo 2020, importante anche per un altro aspetto. Viene infatti riportato, dalla Casa di Riposo, che «si è provveduto già nella giornata odierna alla separazione logistica degli ambienti sospetti COVID e NON COVID così come da “indicazioni operative residenze per anziani” trasmesse in data 25/03/2020 dall’ASL VC». Ciò potrebbe significare che fino alla data del 26 marzo, nonostante ci fosse da 12 giorni almeno un caso di ospite positivo al Covid, gli ospiti non erano stati divisi? E significherebbe pure, leggendo attentamente, che al 26 marzo la stessa Casa di Riposo ammette l’esistenza di altri “casi sospetti Covid”? Peccato che nessun soggetto istituzionale lo avesse mai dichiarato. Anzi, fecero corsa per smentire quanto dichiarato da chi aveva denunciato la situazione.
- Punto 14) E’ la risposta riguardante la corrispondenza tra Casa di Riposo e Comune. Il Sindaco di Vercelli scrive che «in data 24, 26 e 30 marzo» ha ricevuto comunicazioni dalla struttura. Stando a quanto riportato, «nota prot. 17.446 del 24 marzo 2020… la situazione degli ospiti, indicando il numero dei deceduti in otto, tra ricoverati in ospedale o presso l’Ente». Sarebbe, quindi, questa la risposta della Casa di Riposo in merito al numero di decessi dal 1 al 24 marzo. Però il 22 marzo il primo cittadino di Vercelli aveva dichiarato che i decessi erano stati 4. Identica risposta fu data dal CdA della struttura. Insomma, i dati non coincidono. Perché? (a.b.) (3ª puntata – continua)





