Attualità

“Morire di speranza”: ricordando i migranti che non ce l’hanno fatta

Una serata di preghiera, a Vercelli, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio

VERCELLI (05.07.2021 – 14.12) – Giovedì 8 luglio alle 20.45, nella chiesa di San Salvatore (corso Libertà 42) a Vercelli, la Comunità di Sant’Egidio promuove la preghiera “Morire di speranza”, in memoria di quanti hanno perso la vita nei viaggi verso l’Europa. L’incontro di preghiera sarà presieduto da  monsignor Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli. Saranno presenti Stanislao Calati, pastore della Chiesa Metodista di Vercelli, padre Iulian Paun, parroco della Chiesa Ortodossa Romena, e migranti  provenienti da diversi paesi che vivono nel territorio vercellese. Nel corso della preghiera saranno pronunciati ad alta voce alcuni nomi di chi è morto così tragicamente nell’ultimo anno, accompagnati dall’accensione di candele in loro memoria e da canti.


Quella dei migranti che muoiono nei loro viaggi verso i paesi del Nord del mondo, è una delle tragedie più grandi del nostro tempo: tutti noi corriamo  il rischio di assuefarci a una situazione che pare ormai bloccata da tanti anni, a tristi fatti di cronaca che si susseguono senza che i governi e i popoli europei trovino una soluzione adeguata. Sono 43.390 le persone morte (senza contare i dispersi), dal 1990 a oggi, nel mar Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa: è come se fossero scomparsi gli abitanti di un’intera città come Vercelli . E sono 4.071 le persone che, da giugno 2020 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale.


La Comunità di Sant’Egidio si batte tenacemente da anni  perché la questione migratoria trovi una risposta solidale in una cornice europea e propone varie soluzioni, ragionevoli e umane, fra cui quella dei “corridoi umanitari”. Se infatti non si apriranno strade legali e solidali, dovremo ancora, inevitabilmente, assistere a tante morti.


La preghiera “Morire di speranza”, dunque, raccoglierà singoli e associazioni che non vogliono restare indifferenti o rassegnati di fronte alle immagini di troppi bambini , di troppi giovani che ancora  perdono la vita così. C’è una parte della società che ritiene necessario salvare, accogliere e integrare chi fugge dalle guerre, ma anche ampliare i corridoi umanitari e aprire nuove vie legali anche per motivi di lavoro. 


I corridoi umanitari si confermano una felice iniziativa organizzata e finanziata dalla società civile, con alcune migliaia di profughi finora giunti in Italia, Francia, Belgio e Andorra. Promossi e realizzati dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, dalla  Tavola Valdese e dalla  Cei -Caritas,  continuano a dimostrare a tutti gli Stati europei che sono possibili, anzi doverose, soluzioni di accoglienza e di integrazione nel nostro tessuto sociale e lavorativo. Solo in questo modo , attraverso l’inclusione, e non attraverso la chiusura, le  nostre società potranno costruire un futuro migliore, rinnovarsi ed essere più sicure.


Andrea Borasio

Nato nel 1967 a Vercelli, ha collaborato con il bisettimanale "La Sesia", con il mensile "La Grinta", con il quotidiano "La Provincia" e, prima di essere Responsabile Editoriale di "Vercelli Notizie", con il settimanale "Notizia Oggi Vercelli" in qualità di redattore. E' stato anche addetto stampa di diverse società sportive vercellesi. Autore del libro "Le risaie in discesa - I vercellesi sugli sci".

Related Posts