Capitello cercato per anni: era in un magazzino del Comune

La vicenda raccontata da Dario Gaviglio
Vercelli (26/07/2020 – 21,24) – Un capitello ritrovato alla fine degli anni ’80 (parrebbe tra il 1986 e il 1987) che per anni si “perde” e poi viene ritrovato, circa 35 anni dopo, in un magazzino comunale, all’interno della sede, in via Quintino Sella, del Settore Sviluppo del Territorio, Valorizzazione Patrimoniale e Opere Pubbliche. E’ quanto accaduto a Vercelli.

Una vicenda che ha dell’incredibile e che ci ha raccontato, nei giorni scorsi, con minuziosi particolari e documenti alla mano, l’archeologo più famoso della città, Dario Gaviglio. Tutto inizia, come scritto in precedenza, intorno al 1986, 1987 al più tardi. Una vecchia villa di via Filippo di Martiniana viene acquistata e nel corso dei lavori vengono rimossi numerosi tratti di mura e quelli che si vedrà in seguito, saranno dei veri e propri reperti archeologici. I fratelli Gaviglio intervengono e domandano di ritirare i reperti, di catalogarli ed eventualmente, in caso di reale interesse, si dicono disposti a metterli a disposizione della città. Tutti i pezzi vengono catalogati, come lo stesso Gaviglio ci ha fatto vedere, e riposti in un magazzino di proprietà della famiglia.

Trascorrono gli anni e i pezzi vengono dapprima dati alla Soprintendenza di Torino, per poi tornare a Gaviglio. Insomma, un via vai di difficile comprensione. I reperti vengono “sequestrati” e consegnati agli uffici di Torino, per poi, accade nel 2005, essere restituiti a Gaviglio, come da verbale che lo stesso ci ha fatto leggere. In tutto questo caos, però, viene a mancare un pezzo. Si tratta di un “capitello da parastra in arenaria bianca con festone e foglie”. Le dimensioni del pezzo sono ragguardevoli (28x40x50 centimetri) e corrisponde, in base alla catalogazione, al numero 22. La Soprintendenza dice che sarebbe in possesso dei Gaviglio. Loro, i fratelli Dario e Daniele (scomparso nel marzo del 2018), affermano di non averlo. Insomma, si va avanti tra carte bollate e richieste inevase.
Alla fine si scopre quello che, probabilmente, nessuno immaginava: il capitello si trova nel magazzino comunale di via Quintino Sella. Insomma, si trova a Vercelli. Nove mesi fa la legge stabilisce che il pezzo torni ai Gaviglio, come doveva essere sin dall’inizio. Ci vogliono, però, come avete letto, ben 9 mesi, causa anche lockdown Covid, per consegnare il capitello al legittimo proprietario. Tutto si è finalmente concretizzato venerdì mattina, 24 luglio, sotto il diluvio. Da via Quintino Sella il capitello torna a Dario Gaviglio e alla sua raccolta inestimabile.
Restano alcune domande. Una su tutte: possibile che nessuno, in Comune, si sia accorto in tutti questi anni che il capitello “sparito”, in realtà era in un magazzino? Un magazzino comunale? Dario Gaviglio è soddisfatto ma, al tempo stesso, allibito: «Il capitello è tornato nel suo habitat naturale ma resta il fatto che questa storia è andata avanti per più di 30 anni e che ci sono voluti 9 mesi per riconsegnare il pezzo. Quello che dispiace è che sarebbe stato possibile, come avevano promesso più volte le Amministrazioni comunali che si sono succedute, dalle prime giunte Corsaro a quella della Forte, allestire mostre per far ammirare il tutto ai vercellesi e a coloro che hanno a cuore l’archeologia. Purtroppo in questa città si preferisce pensare alla cementificazione che non alla cultura archeologica. Pensi da quanti anni attendiamo, come Centro Studi Vercellae, di avere spazi a disposizione per allestire un museo archeologico cittadino. Tutti hanno promesso ma poi nulla si è fatto. La vera archeologia, non quella fatta a parole, meriterebbe uno spazio maggiore in questa città». (a.b.)



