Vercelli: “Ordini superiori: e la Polizia Locale strappa locandine stop femminicidio”

La denuncia di Vercelli Antifascista Antirazzista
VERCELLI (08.03.2021 – 21.51) – Riceviamo e pubblichiamo
Era il 24/01/2013 quando Donika Xhafa, 47 anni, veniva freddata con quattro colpi di pistola dall’uomo da cui risultava separata da ben tre anni. Succedeva a Vercelli, in pieno centro cittadino, su Viale Garibaldi. Sappiamo tutti che da allora il femminicidio ha continuato ad rappresentare un fenomeno drammaticamente concreto, supportato da statistiche e numeri, numeri che troppo spesso rimangono tali e che però corrispondono a nomi, nomi di donne ammazzate da ex, mariti, fidanzati, fratelli. Nomi che troppo spesso finiscono per essere dimenticati.
I lunghi mesi di lockdown e la convivenza forzata hanno allungato ancora di più la pagina nera dei femminicidi in Italia, le denunce di associazioni e comitati anti-violenza hanno trovato conferma in un report dell’Istat: nei primi 6 mesi 2020 la situazione si è ulteriormente aggravata con un numero di delitti sulle donne pari al 45% del totale degli omicidi, contro il 35% dei primi sei mesi del 2019. E’ evidente che siamo tutti d’accordo finché si tratta di citare numeri e statistiche, di fare pubbliche dichiarazioni di condanna, ma quando qualcuno prova a ricordare concretamente il dramma quotidiano della violenza sulle donne e della disparità di genere, allora il consenso non è affatto scontato.
Questa volta il problema è stata un’innocua quanto simbolica azione di protesta in vista della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, che ha consistito nell’affiggere stampe con i meravigliosi disegni di donne (realizzati da Eliana Como per NonUnaDiMeno Bergamo in occasione dell’8 marzo) ed altre grafiche con segnali di pericolo che ricordano alle donne come riconoscere atteggiamenti di mascolinità tossica da parte del proprio partner e le invitano a contattare i numeri anti-violenza.
L’installazione è stata realizzata nella giornata di ieri, domenica 7 marzo, alla luce del sole delle 12, appositamente in Viale Garibaldi – teatro dell’omicidio di Donika nel 2013 – come luogo fortemente simbolico. Nonostante avessimo prese tutte le precauzioni del caso per non arrecare alcun danno alla cosa pubblica, come utilizzare solo normalissimo nastro adesivo per fissare agli alberi delle stampe in materiale biodegradabile (carta), che peraltro avevamo già stabilito di rimuovere la sera successiva proprio per non recare disturbo, l’azione non è stata gradita da qualcuno.
Giusto il tempo di raggiungere Piazza Cavour e ci è stato segnalato che due agenti della Polizia Locale erano intenti a rimuovere le stampe. Alla nostra richiesta di spiegazioni, data l’evidente innocuità del gesto, ci è stato risposto che erano stati appositamente inviati sul posto da superiori con l’ordine di procedere alla rimozione perché ”l’affissione non è stata autorizzata” [e perché avremmo nuociuto agli alberi e al pubblico decoro..!].
Ripercorrendo il viale in senso opposto dopo questo spiacevole incontro, abbiamo riscontrato – e documentato – come le stampe siano state malamente strappate, con evidente noncuranza del decoro e della salute degli alberi, dal momento che il nastro adesivo che le sosteneva era stato lasciato su ogni singola pianta…ed è stato curioso anche notare come solo le nostre stampe siano state vittima di tanta solerzia da parte degli agenti, mentre altri fogli (ad esempio sulla cabina telefonica all’inizio del viale) siano rimasti al loro posto nonostante sullo stesso percorso ed ugualmente “abusivi”. Siamo sicuri dunque che il problema fosse il permesso di affissione?
Non possiamo fare a meno di constatare come, ancora una volta, non si sia persa l’occasione per fare una pessima figura. Ci lascia perplessi e amareggiati, soprattutto alla luce delle particolarissime circostanze che ci impongono distanziamento sociale e restrizioni varie ormai da un anno, constatare come burocrati e funzionari non sembrino dimostrare un minimo di empatia nei confronti dei propri cittadini. Anziché preoccuparsi di mantenere una ridicola quanto inutile apparenza di ordine sociale, sarebbe forse più proficuo utilizzare il proprio – piccolo – potere per contribuire alla costruzione di una società più giusta per tutti. Dalle istituzioni ci vorremmo aspettare di più che un mazzo di mimose e tanti auguri e, se non doverosa iniziativa, quanto meno neanche assurdi boicottaggi che puzzano di repressione.
Oggi (8 marzo) ripeteremo la stessa iniziativa nel parcheggio del Carrefour, teatro dell’agguato subito da Simona Rocca due anni or sono, anche in questo caso le istituzioni non sono state in grado di proteggerla dall’uomo che aveva denunciato. (Comitato Vercelli Antifascista Antirazzista)



